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Il trattato di Andrea Pozzo Perspectiva pictorum et architectorum (1693, Parte prima; 1700, Parte seconda), nasce con finalità didattiche: l’obiettivo dichiarato fin dalle prime righe al lettore, nel primo volume, è quello di esporre come costruire disegni in prospettiva «dai principi dell’arte fino alla total perfezione d’essa». Ma in effetti nel testo, attraverso i teatri sacri e gli altari, gli apparati scenici e le finte cupole, Pozzo dispiega anche il suo contributo da architetto, capace di intervenire sulle architetture esistenti modificandone la percezione attraverso l’introduzione di elementi illusori. Questo aspetto appare estremamente interessante se riguardato alla luce di alcune applicazioni digitali odierne. L’allestimento di elementi dipinti su più piani di profondità, simulava la presenza di tabernacoli o altari: la realtà ne risultava, quindi, “estesa” grazie all’inganno che si realizzava osservando gli apparati da punti di vista privilegiati. Potremmo, quindi, considerare questi specifici progetti di Pozzo come la costruzione di una Augmented Reality ante litteram e riproporre, oggi, la visualizzazione della Fabbrica rotonda progettata e realizzata da Andrea Pozzo all’interno della chiesa di Sant’Ignazio a Roma, sia nello spazio della chiesa che in relazione ai disegni contenuti nelle pagine del trattato, illustrando il metodo utilizzato per la costruzione prospettica dell’illusione. Quello che nell’opera di Pozzo era effimero e, ancorché realizzato con materiali reali, illusorio e quindi virtuale nella sua conformazione volumetrica (ricomposta solo grazie all’effetto prospettico), può essere, infatti, considerato equivalente a ciò che possiamo visualizzare oggi su un dispositivo elettronico, virtuale e ugualmente effimero. Il primo aveva una qualche forma di “stabilità”, consistenza e durata nel tempo, il secondo non è stabile, non ha nessuna reale consistenza, e la durata della sua visualizzazione dipende dalla persona che usa il dispositivo. Entrambe le visualizzazioni, però, si ... |